James, i miss you

Posted in Senza categoria with tags , on 18 novembre 2020 by catcher in the rye

“If and when I have grandchildren, I will tell them that I saw Michael Jordan play basketball, Jacques Pepin make an omelet and James Gandolfini act.”

GQ writer Brett Martin 

CONSIDERAZIONI SUL REVISIONISMO STORICO IN MERITO ALLA DITTATURA FRANCHISTA IN SPAGNA (1939-1975)

Posted in Senza categoria with tags , , on 14 novembre 2020 by catcher in the rye

saggio di Storia Contemporanea, luglio 2020

(by me)

Me trajisteis aquí para cantar en unas bodas
y me habéis puesto a llorar junto a una fosa.
León Felipe

Si dice spesso che la storia in quanto scienza umana che applica il metodo scientifico alla propria disciplina, è intimamente revisionista, e generalmente, l’esercizio di revisione o rilettura tra gli storici non dovrebbe essere solo opportuno ma anche del tutto auspicabile. Ciononostante accade di frequente che le tesi revisioniste in merito alle vicende storiche vengano argomentate e filtrate dal dibattito politico della società contemporanea, con sfumature talora faziose e poco obiettive, non quindi per il loro intrinseco valore scientifico nello sforzo di operare analiticamente senza preconcetti, ma quasi per legittimare (o delegittimare) le basi storiche di un potere politico costituito che ha ripercussioni nel presente o che appartiene a esso. Pertanto, se in tutte le società vi è uno specifico uso pubblico del passato, la storiografia contemporanea dovrebbe sempre auspicare anche alla costruzione di opere storiche ufficiali che garantiscano una metodologia adeguata e uno spunto di riflessione sulle fonti, tali da mirare a un dibattito scientifico reale, e non alle ricadute politiche che questo potrebbe avere nel particolare momento attuale o a opinioni personali che presentano palese inconsistenza storica e documentale.

Negli ultimi 20 anni in Spagna vi è stato e vi è ancora un ampio dibattito storiografico in merito alla Seconda Repubblica e al franchismo, che ha portato in alcune occasioni e pubblicazioni specifiche, a ridimensionare, e talora a normalizzare, vicende storiche concrete, spesso utilizzando volontariamente termini che tendono a plasmare una prospettiva storica e una ricezione degli eventi, da parte dei lettori, del tutto distorta. Un revisionismo negazionista dai toni quasi nostalgici, definito come “neo-franchismo”, che non solo ha generato un’aspra polemica nel Paese, e che ha coinvolto addetti ai lavori e principali mezzi di comunicazione nazionali e internazionali, ma che trova eco anche nelle recenti pubblicazioni straniere relative alla storia della Spagna, in Italia e altri paesi, che riportano spesso vicende storiche rielaborate mediante il “nuovo” punto di vista. È il caso, per esempio, di Sergio Romano, che ha ridefinito il franchismo come una «democrazia in vitro» e Francisco Franco «un politico lungimirante perché salvò la Spagna e l’Occidente dal comunismo».

Per ciò che riguarda il dibattito interno alla Spagna, è stata principalmente la pubblicazione nel 2011 dei primi 25 volumi del Diccionario Biográfico Español (Dbe) editi dalla Real Academia de la Historia a causare, di recente, sconcerto e rammarico per il contenuto, lo stile e il linguaggio di molte voci riguardanti il ‘900 spagnolo, e precisamente il periodo della dittatura franchista, nonché la modalità di narrazione della personalità dello stesso caudillo Francisco Franco, che acquisisce toni surrettizi e «quasi agiografici», come definiscono molto bene gli autori Andrea Tappi e Javier Tébar Hurtado nel loro articolo “Un dizionario nato vecchio. Legittimazione e delegittimazione della Seconda repubblica spagnola”.

In un articolo del 2011 pubblicato dal quotidiano spagnolo “Público” intitolato “Torna la pseudo-storia” (Vuelve la seudohistoria), lo storico ed economista Ángel Viñas Martin ha elencato puntualmente una ventina di imperdonabili omissioni e imprecisioni dello stesso Dbe riguardo al franchismo, dove si liquida la natura del regime come “autoritaria” e non “totalitaria”, senza contare la mancata menzione sulla brutale repressione durante e dopo il conflitto della guerra civile, e l’assenza di vocaboli come “dittatore” o “autarchia”. Inoltre in Spagna si tendono, ancora attualmente, a sostenere tanto in ambito pubblico come privato, moltissime leggende e cliché sul passato franchista (elemento forse tipico di una dittatura alquanto prolungata nel tempo e della sua propaganda efficace) che sono già stati ampiamente e ripetutamente smentiti dalla storiografia contemporanea mediante l’analisi di documenti autentici e provati, e che tuttavia perdurano nella società e opinione pubblica spagnola 80 anni dopo. Non solo, temi come la giustificazione del colpo di stato del 1936 quale risposta alla fantomatica “imminente rivoluzione comunista”, la continua delegittimazione della Repubblica spagnola come fallimento politico disastroso, e della supposta frode elettorale durante le elezioni del ’36 dal parte del Frente Popular, vincitore legittimo in quell’anno, trovano tuttora eco in molti ambiti. Basti pensare alla pubblicazione nel 2014 del libro Franco, una biografía personal y política di Stanley Payne e Jesus Franco, nel 2017, da parte dei docenti dell’Università Rey Juan Carlos, Manuel Álvarez Tardío e Roberto Villa García, dell’opera 1936 Fraude y violencia en las elecciones del Frente Popular, alle denunce della “Fondazione Francisco Franco”, che di recente è arrivata a chiedere al governo di dichiarare golpistas i partiti e sindacati storici costituzionali (PSOE, ERC, PNV, PCE, UGT y CNT), alla sovente descrizione di Franco come “governatore austero che morì in un periodo di ordine e calma politica”, alle esternazioni di vago contenuto (a)storico e banalmente diffamatorie di partiti politici spagnoli odierni come Vox (il caso de las 13 Rosas, che avrebbero “torturato, violentato e assassinato”). Come spiega bene Ángel Viñas Martin, posto che la libertà intellettuale è un diritto, e che qualsiasi autore è libero di esporre le sue opinioni (in Spagna, storicamente non grazie a Franco), è sempre importante riconoscere che farlo rappresentando una istituzione pubblica comporta una responsabilità aggiunta, dal momento che non è si completamente liberi di “vendere” quelle stesse opinioni come rappresentative della narrazione storica documentata. Inoltre se queste stesse tesi revisioniste, proposte dal dibattito attuale, sono già state criticate e prontamente confutate da parte di una componente qualificata della comunità scientifica spagnola, da giornalisti e studiosi anche stranieri, emerge la relatività di voler testardamente deformare un periodo storico come il franchismo, riabilitandolo in chiave se non proprio positiva, quanto meno giustificata perché “formativo” della situazione politica presente, e perché già trascorso, quindi non più criticabile, aspetti questi che lasciano poco spazio alla validità storica. La realtà non è mai semplice e sempre complessa, tuttavia è possibile ricostruire una vicenda storica ancora vicina ai nostri giorni temporalmente, con dati già pienamente riesaminati e confutati, nonostante gli ostacoli obiettivi rappresentati dal confrontarsi storicamente con un regime, la cui macchina propagandista e di sistema ha esercitato indubbiamente un controllo e manipolazione per molti anni. Basti pensare che ancora oggi è quasi impossibile dare un bilancio chiaro sul numero delle vittime della repressione, per la mancanza di una investigazione e analisi (cominciata parzialmente dal 2007) delle fosse comuni, e il numero di esecuzioni “illegali”.

 Che il conteggio dei voti e il risultato della vittoria dei partiti di sinistra nelle elezioni del 1936 sia indiscutibile è stato riconosciuto, negli stessi volumi precedentemente menzionati, perfino dagli stessi autori che ne volevano intaccare la validità attraverso le ipotesi di frode elettorale, empiricamente non dimostrabile, e irregolarità nelle modalità di voto, che se pur presenti in alcune regioni da parte di tutti i partiti, non intaccano il risultato finale. Che quello del 18 di luglio 1936 fosse un colpo di stato militare ( e non un Alzamiento Nacional o un glorioso movimiento nacional salvador de España) contro il governo legittimamente eletto (e non contro il governo fraudolento dei “rossi” o il “terrore rosso”) è stato comprovato e risponde storicamente a un processo di narrazione storica già attivato durante i primi anni della repressione franchista. La narrazione storica deformata dalla propaganda dei militari franchisti include anche la supposta difesa del clero contro la “persecuzione religiosa perpetrata dai repubblicani sanguinari”: non vi fu alcuna “primavera rossa” né sterminio o liquidazione di classe, né è stata mai menzionato all’inizio della guerra civile, in nessun documento degli stessi militari sollevati, nessuna decisione militare dovuta alla difesa dei religiosi. Fu solo dopo alcuni mesi che si iniziò a usare da parte dei militari franchisti, la difesa della religione come ulteriore pretesto propagandistico per giustificare la guerra civile (8 settembre del 1936, Boletín Oficial de la Junta de Defensa de Burgos). D’altro canto la reazione della maggior parte dei vescovi e religiosi spagnoli fu di appoggiare quasi immediatamente il golpe (ben lontano dalla guerra de liberación), elemento che offrì un sopporto ideologico formidabile, motivato soprattutto dalla volontà religiosa di mantenere i propri privilegi, di stampo quasi ancora feudale. Rimane evidente che si è ben lontani dal giustificare i crimini e responsabilità di giustizia sommaria al di fuori di qualsiasi legalità, commessi dai repubblicani durante il conflitto della guerra civile e alcuni episodi precedenti a questa, tuttavia non è possibile confrontare e paragonare il piano sistematico di annientamento del “nemico interno” perpetrato dal franchismo per 40 anni, e le uccisioni dei repubblicani, non solo numericamente, ma per il contesto storico, legale e sociale in cui si verificarono. In particolare, non è storicamente attendibile definire il colpo di stato che portò Francisco Franco al potere, una giustificazione e reazione alle violenze del governo centrale repubblicano, se non sul piano ideologico della pura propaganda di regime a posteriori.

A partire dal 1 di aprile del 1939, si instaura in Spagna un regime politico di carattere totalitario, che annuncia ufficialmente la sconfitta della Repubblica e l’instaurazione di un governo militare da parte del generale Franco. Si è detto spesso che il regime spagnolo non avesse intenti di sterminio o di supremazia continentale, e che pertanto non fosse comparabile con altre dittature totalitarie come il nazismo o il fascismo italiano, arrivando a definirlo in alcuni casi, come un governo “conservatore e tradizionalista di destra”. Benché il regime franchista non avesse una ideologia ben definita, sembra utile specificare alcuni aspetti sulla base di dati precisi, che spesso vengono silenziati dalla storiografia revisionista, laddove si vogliano evitare, forse, definizioni scomode.

Il franchismo si basava sui tre pilastri fondamentali, della cui difesa si faceva promotore: «Trono, Spada e Altare» (monarchia, esercito e chiesa) e sull’esaltazione dell’ordine e della stabilità. La logica conseguente fu che programmaticamente e ufficialmente la dittatura, benedetta ufficialmente dalla Chiesa cattolica di Roma, assumeva un carattere violentemente antianarchista e anticomunista, ideologie “nemiche dell’ordine e portatrici di caos”.

Aspetto fondamentale fu l’accentramento del potere nella figura autoritaria del generale Franco (capo del governo, 1936, Guida nazionale del movimento, 1937, capo di Stato, 1939), con l’introduzione del Führerprinzip e l’assenza di una Costituzione, che venne sostituita da alcune leggi fondamentali (Leyes de Prerrogativa e le famose leggi e decreti “riservati”). Il capo di Stato poteva indicare le norme giuridiche senza ovviamente alcuna deliberazione del consiglio dei ministri. Sin dall’inizio si crea la trappola (il)legale per cui i difensori legittimi del regime repubblicano si trasformano in “ribelli”, mentre i golpisti si autodefinivano i “difensori dell’ordine”.

Vi fu una determinante assenza dei partiti di opposizione: con il Decreto di Unificación si dissolsero tutti i partiti e si creò un unico e vero partito legale: la Falange Española Tradicionalista y de las JONS. Per questo si creò il Movimiento Nacional (creato nel 1936 e abolito solo nel 1977), insieme di meccanismi e organismi, di ispirazione fascista, che costituiva l’unica possibilità di partecipazione alla vita politica..

Nonostante la dichiarazione ufficiale di neutralità durante la Seconda Guerra mondiale, Franco emise una richiesta ufficiale di appoggio a Hitler e Mussolini, che ricevette in termini di aiuti militari, e in cambio, appoggiò mutuamente e concretamente la Germania nazista con approvvigionamenti di tungsteno e compravendita di armi e aiuti, dettaglio storico lungamente taciuto da una parte della storiografia fino a pochi anni fa, e definito spesso come mancata compensazione al Terzo Reich, in virtù della decisione di mantenersi ufficialmente neutrali fino alla fine del conflitto. Inoltre il caso specifico del mito storico di Franco come salvatore di ebrei, è stato già ampiamente confutato come parte della propaganda di regime, e relativo molto di più a un opportunismo politico condizionato via via dalle circostanze storiche: interessi economici derivanti dalla creazioni di corridoi di aiuti internazionali, più che a un vero interesse di protezione. Infatti, se durante la guerra erano state accettate le leggi razziali anche in Spagna in appoggio filo-nazista, durante la seconda parte del conflitto la penisola iberica diventò in alcune occasioni una piattaforma per rimpatriare ebrei sefarditi o ponte di passaggio per l’America (meccanismo di fatto attuato parallelamente in maniera identica anche per alcuni gerarchi nazisti dopo la guerra). Per quanto riguarda il meccanismo di repressione attuato in Spagna durante (1936-39) e dopo la guerra civile (1939-53 come progetto di consolidamento e “mantenimento”), si parla di un vero e proprio piano interno di violenza fisica, economica, culturale, attuato in forma continuata e prolungata, che aveva l’obiettivo di eliminare fisicamente e ideologicamente il nemico repubblicano, e di terrorizzare la popolazione.

La repressione fu il meccanismo sostanziale del regime e si attuò in tutti i livelli possibili della società, come strumento di dominazione, umiliazione e consenso forzato.

In primo luogo cominciarono a funzionare i tribunali di guerra (Consejos de Guerra), che miravano a far applicare la giustizia, e dopo la guerra civile, in maniera retroattiva, contro chiunque avesse appoggiato in forma passiva e attiva i repubblicani. Il sistema si attuò potendo contare inizialmente con la solida collaborazione della Gestapo tedesca di Heinz Jost, e si sviluppò con la totale requisizione dei dati concernenti i singoli cittadini comunemente raccolti dagli archivi statali durante gli anni repubblicani, che finirono per creare un enorme laboratorio di riconoscimento di singoli individui, partiti, circoli culturali, associazioni sindacali, scuole, università, biblioteche, che ne facilitarono l’identificazione, prelievo e castigo se riconosciuti come nemici dell’ordine (Archivo General de Salamanca). Centinaia di migliaia di schede vennero create per far fronte alla pulizia sociale legalizzata con una serie di leggi come Ley de Responsabilidades Políticas, de 9 de febrero de 1939 (riformata nel 1942, derogata nel 1945, nonostante rimase di fatto vigente fino al 1966), con la finalità di estorsione economica verso i repubblicani e le loro famiglie o eredi in caso di morte. La Ley de represión de la Masonería y el Comunismo (1 de marzo de 1940 e vigente fino al 1964) la Causa General (aprile 1940). Nell’aprile del 1941 si pubblica la Ley de Seguridad del Estado; il 3 gennaio del 1945, il Código Penal franquista, il 18 di aprile del 1947 si aggiunge la Ley de Represión del Bandidaje y Terrorismo. Posteriormente si crea il Tribunal de Orden Público (1963-1977), che processò a migliaia di antifranchisti avviando più di 22.660 processi. Senza alcun tipo di garanzia giuridica per gli imputati, si è riscontrato che nei primi anni di repressione, in una sola ora di processo, si arrivavano a condannare a morte (fucilazione o garrota, o semplicemente assassinio durante i paseos e poi seppellimento in fosse comuni), ergastolo o lavori forzati, tra le 20 e 30 persone.

Per comprendere l’idea di “terrore in casa” attuato durante i primi anni posteriori alla guerra civile, basti pensare che molti soldati repubblicani, e civili che per paura si erano rifugiati in Francia, (300.000 di 480.000 approssimativamente) decisero di tornare in Spagna, attirati dai messaggi franchisti che promettevano totale amnistia e pace nei confronti di coloro che non si erano macchiati di sangue in prima persona (“aquellos que no tuviesen las manos manchadas de sangre podían volver sin problemas”.), e che furono giustiziati, incarcerati o condannati ai lavori forzati nella medesima misura. Nei giudizi di responsabilità politica contro gli oppositori, si mescolarono sovente le inimicizie e antipatie maturate privatamente, interessi personali, che risultarono in innumerevoli denunce da parte degli stessi cittadini, che decidevano di collaborare attivamente con il regime.

Le epurazioni colpirono dapprima i dipendenti pubblici, con particolare riferimento alle scuole, amministrazioni e centri educativi pubblici che dovevano fungere da esempio di pulizia, come professori, maestri, sindaci e consiglieri, esponenti locali di stampo progressista. E fu il ruolo della Chiesa cattolica spagnola nell’andamento della repressione, a divenire fondamentale. Come ha fatto notare Javier Rodrigo, alle violenze esercitate contro i religiosi nelle file repubblicane, il potere secolare rispose con la piena aderenza alla scala di valori tradizionali difesi (almeno a parole) dalla retorica franchista, finendo per ottenere nel dopoguerra il controllo del sistema educativo (e la formazione delle “anime” dei fedeli spagnoli). Ai sacerdoti, infatti, era affidato il compito di classificare preliminarmente i prigionieri nei campi, distinguendo coloro che erano reintegrabili nelle forze nazionaliste da coloro che invece non volevano rinunciare alla fede repubblicana (finendo in carcere o al muro). Fu la Chiesa a sviluppare pienamente il compito di “ricattolicizzare” e “demarxistizzare” i detenuti, mettendo in luce la “superiorità psicologica” dei valori rappresentati dal bando franchista. Il pensiero marxista veniva considerato una vera e propria devianza mentale da curare con la rieducazione e la rigenerazione politica del soggetto.
È adeguato affermare quindi che nei primi mesi di guerra fu attuata una strategia di vero e proprio sterminio dei nemici rossi, mentre in un secondo momento il franchismo diminuì le rappresaglie con il fine programmatico di alimentare l’economia di guerra, mediante lo sfruttamento dell’enorme quantità di prigionieri repubblicani. Il lavoro forzato, infatti, rispondeva a una duplice esigenza di punizione dei “traditori” della Spagna, costringendoli a compiti massacranti e avvilenti, e di reperimento di forza lavoro a basso costo per realizzare opere imponenti. La macchina franchista funzionò alla perfezione, poichè fu capace di costruire una rete capillare di controllo e di valutazione dei prigionieri. È facile comprendere che i prigionieri godevano di ben pochi privilegi e sopravvivevano in campi con grandi carenze igieniche, all’interno di spazi ridotti e costretti alla fame. Il sistema concentrazionario in Spagna venne mantenuto in vita anche a guerra terminata, poichè se la pace arrivò per i vincitori, per i vinti la situazione si aggravò ulteriormente, costretti dalla logica punitiva nazionalista alla “redenzione” politica. Seppure brevemente è importante ricordare la condizione delle donne repubblicane rinchiuse nelle prigioni franchiste . Migliaia di madri furono costrette a cedere i propri figli nelle mani degli assassini che avevano perseguitato e ucciso i loro mariti, per poi subire loro stesse la stessa sorte. In Spagna i bambini “rossi” rimasti orfani venivano per la maggior parte affidati a famiglie di provata fede nazionalista mentre se riuscivano a giungere nei Paesi comunisti per essere protetti, finirono invece nei gulag stalinisti, con il sospetto di essere figli di traditori o di spie franchiste.

Si tende poi a dimenticare che la repressione andò ben oltre gli spazi di detenzione o l’eliminazione fisica: la repressione fu totale anche per quegli spagnoli che rimasero nelle città e nei villaggi e soffrirono le ripercussioni sociali di essere stati associati o per tradimento, o semplicemente per denunce aleatorie e imprevedibili di conoscenti e cittadini, alla causa repubblicana Le conseguenze della condanna sociale determinavano fame e miseria: licenziamenti ed espropriazioni di terra e di qualsiasi proprietà, negazione di aiuti e buoni per il razionamento alimentare, obbligo al lavoro senza retribuzione, istigazione alla prostituzione (una de estas mujeres que fue a solicitar a las autoridades ayuda para dar de comer a sus hijos, le contestaron que “una mujer joven tiene muchos recursos para solucionar sus necesidades“) abusi fisici e pscicologici, e ripetute umiliazioni (testa rasate per le donne). La Spagna si trasformò in una immensa prigione globale, dove ogni persona si trovava a muoversi con differenti gradi di libertà, che in ogni grado erano comunque sempre limitati, diventando parte dell’ immenso campo di inversione economica e rendite per Franco, la sua famiglia e i suoi protetti.  

Dopo il 1953, con il piano di aiuti e relazioni che la Spagna strinse con gli Stati Uniti, la strategia di isolamento e autarchia economica, politica e culturale, cominciò ad aprirsi gradualmente a una modernizzazione che favorì il Desarrollo economico, l’entrata del Paese nelle Nazioni Unite (1955), e lo sviluppo e l’affermazione di una borghesia dominante, che edulcorò il processo di assestamento politico, e che si sarebbe rivelata cruciale, posteriormente, nel graduale passaggio al sistema democratico e la Transizione. Il boom economico venne in parte favorito dalla sostituzione da parte di Franco della vecchia retroguardia falangista, molto più propensa all’isolazionismo, con tecnocrati, vicini all’Opus-Dei, che attuarono politiche di sviluppo di stampo neo-liberale. Questo sviluppo economico molto forte negli anni 60, e parallelo a dinamiche analoghe in Italia e altri paesi europei, sottopose la Spagna ad una accelerazione industriale, ed edilizia di accomodamento, in virtù della crescita di una classe media, anche proletaria, che si riversava nelle periferie delle città più importanti, e che si interruppe solo con la crisi energetica del 1973, che comportò l’arresto della crescita economica e ravvivò le proteste sociali e scioperti (ancora illegali all’epoca).

Cultturalmente vi fu una sorta di volontà di de-fascistizzare l’immagine esportabile del Paese, non solo legata alll’economia del turismo (lo slogan Spain is different che si coniò negli anni 60), ma anche alla percezione borghese che gli spagnoli avevano di sé come nazione, desiderosi di sentirtsi integrati appieno, almeno apparentemente, in un orizzonte internazionale plurale, tollerante ed economicamente stimolante. Ed è probabilmente questo aspetto orientato all’Europa, temporalmente più vicino alla società e cultura spagnola odierna, anche solo nel ricordo generazionale, che porta in varie occasioni a normalizzare il sistema dittatoriale che in Spagna durò fino alla morte del caudillo nel 1975. È bene ricordare a questo proposito, che durante gli anni 70, le repressioni, le documentate torture e le esecuzioni di prigionieri politici mediante garrota, non ultima la fucilazione di tre studenti detentui nel settembre del 1975, testimoniano il perdurare delle violenze anche negli anni finali del regime franchista, come parte di un “sistema politico” pienamente normalizzato o percepito ancora come “normale”.     

Complessivamente vi è una tendenza dunque, a sottovalutare la violenza politica esercitata in maniera prolungata tanto durante la guerra civile come durante la dittatura franchista, ereditando così in qualche misura, perfino ai nostri giorni, gli effetti di una propaganda antica molto efficace, che faceva della repressione qualcosa di accettabile in quanto giustificato, sanificante e necessario, e che vedeva alla sua base il conflitto tra vincitori meritevoli di un premio, e i vinti, meritevoli del castigo. Più in particolare, alla luce delle riflessioni di alcune correnti della storiografia spagnola, si potrebbe affermare quindi, che non si parla nemmeno di revisionismo storico, quanto più che altro di “rilettura o riadattamento” della storia, e di “giustificazione-banalizzazione del fascismo stesso”, dal momento che la guerra civile durante la Repubblica e la dittatura franchista, sembrano ancora una continua fonte di legittimazione o delegittimazione della politica spagnola attuale, segnale questo che dimostra quanto irrisolta sia ancora la questione. Irrisolta non perché si può mettere in dubbio la storia dei fatti o perché la si può cambiare, quanto perché è necessario operare in un modo che è mancato finora nella Spagna democratica: creare le condizioni per la costruzione di un discorso pubblico sul passato, anche doloroso, capace di restituire la prospettiva storica, lo studio e l’accettazione delle vicende senza accuse sterili, l’onore agli sconfitti e gli esuli e riparare i torti commessi.

Bibliografia

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Zurro J., Así ayudó Franco a Hitler en la Segunda Guerra Mundial, “El Español”, 28 dottobre, 2017.

working class hero

Posted in Senza categoria with tags on 13 novembre 2020 by catcher in the rye

Keep you doped with religion and sex and TV
And you think you’re so clever and classless and free
But you’re still fucking peasants as far as I can see

There’s room at the top they are telling you still
But first you must learn how to smile as you kill
If you want to be like the folks on the hill

bumblebeeeeeeeee

Posted in Senza categoria on 9 novembre 2020 by catcher in the rye

Oggi c’è una notizia di merda e una buonissima. Ma proprio una che mi aiuta un sacco, è completamente oscurata dall’ansia della pericolosità dell’altra. Una venale, superficiale ma necessaria per andare avanti, una fondamentale per andare avanti, negativa. Odio non sapere. Odio l’attesa. Perché non può andare tutto a posto?

Cerco di frenare il mio cervello che fa programmi per più di un mese in avanti. Come se non avesse mai del tutto capito che è il 2020, bro, cosa fai? stai buono. E poi devo frenare in maniera “molto matura” (sì. addio) me stessa, come se fossi divisa dal mio cervello, io che mi ostino a preparare cose, e a pensare a cosa si potrebbe fare…a scrivere curriculum, domande, di tutto, mentre in realtà tutto quello che vorrei è rimanere qui e riavere quello che avevo prima. Il trucco del 2020 è che devi fingere di non abbatterti, fingere di avere un equilibrio, fingere di non avere fretta di sapere, fingere di non scomporti in mille pezzi ogni volta che c’è un “ultima notizia”.

“When you photograph people in colour you photograph their clothes. But when you photograph people in black and white you photograph their souls “

Posted in Senza categoria with tags , on 8 novembre 2020 by catcher in the rye

“When it gets down to having to use violence, then you are playing the system’s game. The establishment will irritate you – pull your beard, flick your face – to make you fight. Because once they’ve got you violent, then they know how to handle you. The only thing they don’t know how to handle is non-violence and humor.” — John Lennon

“We were so dependant on each other it was ridiculous. We’d never go anywhere without one another. It was like being a quater of one person, but it was great. I still love those guys.” John Lennon .

ok, mi sono rimaste solo due parole in bocca negli ultimi due minuti…

Posted in Senza categoria with tags , , on 8 novembre 2020 by catcher in the rye
best finale of the best series in the whole fucking world. Tony, don’t leave. I know you won’t.

“Cesare imperiale, morto e ridivenuto argilla, potrebbe tappare un buco per tenere lontano il vento.”

Posted in Senza categoria on 5 novembre 2020 by catcher in the rye

“Va ora necessariamente al passo con il mio stato interiore che questo involucro così bello, la terra, sembri a me uno sterile promontorio, che questa splendida volta celeste, l’aria, badate, questo meraviglioso firmamento incombente, questo tetto maestoso adornato di dorato fuoco, ebbene, esso non appare altro a me che un sudicio e mortale assembramento di vapori.”

“Dalla superficie della mia memoria asciugherò tutti i banali, stupidi ricordi, tutti i proverbi dei libri, tutte le forme, tutte le impressioni passate che l’osservazione e la giovinezza vi hanno ricopiato, ed il tuo comandamento solo vivrà all’interno del libro e del volume del mio cervello, non mescolato a materia più vile.”

Buonanotte dolce principe, schiere di angeli ti accompagnino al tuo riposo

Invitadas

Posted in Senza categoria with tags , , , on 4 novembre 2020 by catcher in the rye

«Mi padre, ese apóstol entusiasta de la humanidad, me repitió muchas veces que la misión de la mujer era la de elevar el género humano, que ellas serían el Mesías de los siglos futuros. Debo a sus doctrinas la grande y orgullosa ambición con que comprendí el sexo al que me honro en pertenecer y cuya independencia defenderé hasta mi último día» R. Bonheur

A. Fillol, la rebelde
A. Fillol, La bestia humana
Soriano Fort, Desgraciada!
La toilette, F. Godoy
El sátiro, A. Fillol (now restored!)
A. Navarro. Desnudo femenino
El precio de una madre, M. Santa Maria Sedano

Limpiándose la boca con el dorso de la mano, se acercó, cejijunto, a su mujer, que acababa de soltar al crío en la cuna.-Nos cumple, nos cumple… -repitió sentencioso. Nos cumple a los pobres obedecer y aguantar… El amo, si está de buenas, puédese dar que nos perdone la renta del año; y que la perdone, que no la perdone, tus ocho pesos nadie te los quita. Y tú, según los vas cobrando, aquí los remites, que yo tengo mi idea, mujer, y nos perdonando la renta, si tú se lo sabes pedir con buen modo a la señora, con tu soldada mercábamos el cacho de la viña que está junto al pajar, y ya teníamos huerta, patatas y berzas, y judías, y calabazas, y todo…

Emilia Pardo Bazan, La advertencia.

Pensieri notturni

Posted in Senza categoria with tags on 1 novembre 2020 by catcher in the rye

Ora che mi succede di passare notti insonni e ansiose, strani pensieri si infilano nella mia mente. Se morissi ora, dico a me stesso, non lascerei nessuna opera che sia degna di sopravvivermi, niente che possa rendere i miei amici orgogliosi della mia memoria. Eppure ho amato il principio della bellezza in ogni cosa, e se ne avessi avuto il tempo sarei riuscito a farmi ricordare. (febbraio 1820)

John Keats a Fanny Brawne

Buon compleanno Nonna. Sai già che mi manchi.

To my King, S. C.

Posted in Senza categoria with tags on 1 novembre 2020 by catcher in the rye

Due settimane fa (credo), ero sola a guardare la TV a casa ed é cominciato Robin Hood – Prince of Thieves. Avevo tanta voglia di vederlo ma la versione ridoppiata, perdendo le voci più perfette della storia, mi stava già turbando e depreminendo fin da subito. Nonostante, ho resistito e proprio prima della fine quando volevo andare a letto, mi sono ricordata del mio Re Riccardo. Come facevo ad andarmene senza prima vederti, Sean?

So che è una cosa realmente infantile, identificare l’attore con il suo personaggio, il punto è che lui è sempre stato realmente tutti i personaggi che ha interpretato. Tutti. Non mi interessa altro perché è così. Ho deciso. Tipo 30 anni fa. È tardi per cambiare.

Ecco, tu fai parte di me, sei di famiglia, sangue del mio sangue, il mio Re. Non so come farò senza di te, adesso.

Buon viaggio, Sir, e ricordati di noi, ovunque tu sia.